Prato – Un importante riconoscimento nazionale per la ricerca della Medicina Nucleare dell’ospedale Santo Stefano di Prato dell’Asl Toscana centro. La dottoressa Anna Lisa Martini, medico della Struttura, ha ricevuto il Premio per la migliore comunicazione orale al XVII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare (AIMN), svoltosi a Bari a fine maggio.
Il congresso, dedicato al tema “Mediterraneo di connessione, salute, innovazione e sostenibilità”, ha riunito i principali esperti italiani del settore. Il premio è stato assegnato dalla presidente AIMN, Maria Luisa De Rimini, sulla base della valutazione di una commissione scientifica indipendente.
Al centro del riconoscimento uno studio multicentrico italiano che apre nuove prospettive nella diagnosi e nel potenziale trattamento con terapia radiorecettoriale dei tumori del sistema nervoso centrale. Il lavoro premiato, dal titolo “Comparing FAPI and FET PET in Gliomas and Brain Metastases: Early Insights into Tumor Microenvironment Imaging from an Italian Multicenter Study”, presenta i risultati preliminari di una ricerca avviata nel 2024 per valutare l’impiego di un innovativo radiofarmaco, il gallio-68 FAPI, nei tumori cerebrali primitivi e metastatici.
Il lavoro è stato realizzato dal gruppo di ricerca della SOC Medicina Nucleare diretta dal dottor Stelvio Sestini, afferente al Dipartimento di Diagnostica per Immagini, e composto dalla dottoressa Anna Lisa Martini, dal dottor Iashar Laghai, dal dottor Gianfilippo Bianciardi, dalla dottoressa Manjola Dona, dal dottor Andrea Leo, dal fisico nucleare Luca Fedeli e dalla radiochimica Elisa Landi.
La novità dell’approccio consiste nella capacità di osservare non soltanto la massa tumorale, ma anche il cosiddetto microambiente tumorale, ovvero l’insieme delle cellule e delle strutture che circondano e sostengono la crescita del tumore.
I risultati preliminari indicano che la PET con il radiofarmaco gallio -68 potrebbe offrire prestazioni superiori rispetto alle metodiche di neuroimaging oggi disponibili, consentendo di individuare più precocemente le neoplasie cerebrali e di ottenere informazioni utili a definirne l’aggressività.
“L’elevata concentrazione del radiofarmaco nelle lesioni tumorali, particolarmente marcata nelle metastasi cerebrali, apre un’ipotesi terapeutica concreta – spiega la dott.ssa Martini - Sostituendo infatti il gallio-68, utilizzato per l’imaging diagnostico, con il lutezio-177, impiegato a scopo terapeutico, sarebbe possibile veicolare in modo mirato la radioterapia direttamente verso le cellule che sostengono il tumore. Questo approccio, noto come teragnostica, rappresenta una delle frontiere più avanzate della medicina nucleare e potrebbe consentire in futuro di colpire con precisione molecolare il microambiente tumorale cerebrale”.
La ricerca è stata condotta in collaborazione con l’IRCCS IRST Dino Amadori di Meldola, sotto la guida della dottoressa Federica Matteucci, insieme alle dottoresse Paola Caroli, Manuela Monti e Valentina Di Iorio.
